Banca Fucino: Di Paola, socio unico è vantaggio

Banca Fucino: Di Paola, socio unico è vantaggio

Pubblicato da Niva Florio il giorno 06-03-2016   09:30:33
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C'è ancora posto per una piccola banca, da quasi cent'anni proprietà di una famiglia, in un mondo sempre più dominato dai colossi, alle prese con l'innovazione tecnologica, la crisi economica e i tassi a zero. Sì, a patto che la banca cambi pelle e diventi un consulente a 360 gradi per la clientela e l'azionista sia disposto a guardare al medio termine sopportando un periodo di minori ricavi. Il direttore generale di Banca Fucino Giuseppe Di Paola ne è convinto e si dice soddisfatto del primo anno di lancio del progetto private banking dedicato alla clientela di fascia alta che permetterà di riguadagnare i margini con un «minore assorbimento di patrimonio». Nella sede in pieno centro di Roma, a pochi passi dall'Ara Pacis augusteo, Di Paola in un 'intervista con l'ANSA sottolinea i vantaggi di avere un'azionista unico come la famiglia Torlonia, proprietaria della banca dalla sua fondazione nel 1923: «ha ribadito il suo supporto e ci considera il suo gioiello fra le diverse attività di famiglia. Ora investiamo tramite autofinanziamento ma se necessario potremmo contare su loro». C'è poi un vantaggio più pratico: «mi basta parlare con un solo socio per poter lanciare un progetto». E infatti è stato relativamente facile eseguire un anno fa la 'virata' verso il private banking dedicato ai clienti di fascia alta che punta a trasformare una banca retail insediata a Roma e in Abruzzo in una 'boutique' di consulenza a 360gradi con servizi che rivaleggiano con i grandi nomi. E il socio sa essere paziente «di fronte a una pressione iniziale sui ricavi e i costi» per gli investimenti fatti: le nuove sedi a Roma e Milano, i manager e gestori strappati alla concorrenza. Investimenti che porteranno i loro frutti. La banca comunque «ha una buona posizione di liquidità e di capitale» e il «conto economico migliorerà» con il tempo. Certo il contesto non è roseo. L'Abruzzo fatica a riprendersi dal post terremoto e l'effetto Giubileo è stato modesto per Roma mentre per le sofferenze (al 15% degli impieghi) la garanzia statale Gacs non sarà quel 'toccasana' che molti si attendevano. Il mercato prezza a sconti esagerati i crediti deteriorati delle banche italiane (massimo il 25% del valore nominale), percentuale che avrebbe un forte impatto sul bilancio dove i crediti sono coperti al 52%. Per questo l'istituto valuta se organizzarsi assieme ad altre banche piccole per cederli condividendo i costi o magari gestirli in parte 'in casa'. Come se non bastasse il salvataggio delle 4 banche (Carife, Etruria, Banca Marche e Carichieti) è stato un salasso non da poco: 2 milioni di euro di contributo al fondo risoluzione per una banca che nel 2014 ha chiuso con un utile di 1,1 milioni di euro. L'unico 'vantaggio' per un evento che ha comunque colpito il centro Italia e l'Abruzzo dove gli istituti sono insediati è stata 'l'acquisizione di alcuni grandi clienti di qualità.