Berardo De Berardis: vanto della chirurgia abruzzese

Berardo De Berardis: vanto della chirurgia abruzzese

Pubblicato da Redazione Marsica il giorno 17-08-2016   21:29:44
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TERAMO - Alta chirurgia, con in media 500 interventi l'anno. L'ospedale Mazzini di Teramo è diventato un punto di riferimento per i malati oncologici di tutta Italia. Ilgiornale24 ha intervistato in esclusiva, per i suoi lettori, il professore Berardo De Berardis.

 

Professore De Berardis, lei è diventato ormai il punto di riferimento per un certo tipo di chirurgia: quale?

L’U.o.C. di Chirurgia Generale ad indirizzo Oncologico da Me diretta è da diversi anni un centro di riferimento per la Chirurgia dei tumori del colon-retto, ma anche delle neoplasie dello stomaco, delle neoplasie avanzate dell’ovaio, dei sarcomi dei tessuti molli, delle patologie benigne e maligne della tiroide.

 

L’ospedale Mazzini di Teramo rappresenta un'eccellenza non solo in Abruzzo, ma anche in Italia. Quanti interventi effettua con la sua equipe nell’arco di un anno?

Circa 500 interventi all’anno di media e alta chirurgia. Dal 2008, anno di apertura del mio reparto, abbiamo eseguito 750 interventi sul colon-retto, di cui il 70% per via laparoscopica. La chirurgia del colon retto è una nostra nicchia nell’ambito della chirurgia oncologica. Con un organico di soli tre dirigenti medici.

 

La cronaca deve occuparsi spesso di casi di malasanità. All’ospedale Mazzini ritenete di rappresentare un'eccezione con il vostro reparto?

In questi anni non siamo stati mai menzionati sulle cronache locali con casi di effettiva malasanità.

 

La chirurgia laparoscopica ha fatto passi da gigante. Che impiego trova nel suo reparto?

Partendo dalla chirurgia minore, con interventi come colecistectomie, diagnostica mininvasiva dei tumori, biopsie linfonodali intraddominali, plastiche di laparocele, la laparoscopia è la metodica standardizzata con la quale trattiamo non meno dell’70% delle neoplasie del colon e del retto che giungono alla nostra attenzione, sebbene nella nostra esperienza è stata metodica di scelta anche nel trattamento di pazienti selezionati affetti da cancro gastrico.

 

Qual è la percentuale di pazienti abruzzesi che lei opera, rispetto al numero degli interventi?

La gran parte, circa l’80 % del totale, cui si aggiungono principalmente pazienti provenienti dal centro Italia. Marche e Lazio in primis.

 

I tempi di recupero di un malato e le aspettative di vita, quali sono?

Grazie alla laparoscopia i tempi di recupero postoperatori sono significativamente ridotti, il paziente viene mobilizzato già in prima giornata postoperatoria, si ha una precoce ripresa della funzionalità intestinale, quindi il paziente viene precocemente rialimentato e quindi può essere anche dimesso prima rispetto ad un paziente operato con tecnica “open”. Per quanto invece concerne le aspettative di vita, i grandi studi multicentrici che in questi anni hanno messo a confronto chirurgia laparoscopica e tradizionale ci hanno dimostrato come non esistono differenze circa le percentuali di sopravvivenza e di sopravvivenza libera da malattia tra chirurgia tradizionale e laparoscopica. I nostri risultati sono in linea con i risultati di questi grandi studi eseguiti su campioni di migliaia di pazienti.


Ci descriva la sua giornata tipo.

Giungo in ospedale al mattino intorno alle 08:00, faccio una rapida ricognizione dei malati operati il giorno precedente, ci riuniamo in un briefing per discutere i casi clinici più importanti e pianificare gli interventi e l’attività di reparto; seguono public relations con i colleghi ed i familiari dei pazienti. Quasi tutti i giorni a questo si aggiunge la sala operatoria.

 

Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa nella sua vita?

No. Non cambierei assolutamente la vita ospedaliera che ho fatto, seppur con grandi sacrifici.

 

Un bravo medico è anche colui che sa trasmettere ad altri il proprio sapere. Lei cosa lascia in eredità e a chi?

Spero di lasciare in futuro un reparto efficiente consapevole di aver formato un buon gruppo di collaboratori.